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Lotta libera e greco-romana: analizzare chi ti ha battuto

14 min di lettura
Lotta libera e greco-romana: analizzare chi ti ha battuto
In questo articolo

Nella lotta certi errori tornano con una puntualità quasi irritante. L’attacco a una gamba che ti sorprende ogni volta che allunghi le mani. La presa al collo da cui ti tirano giù la testa. Il rotolamento che, da sotto, non riesci mai a fermare. Le ore in palestra servono, ma non è detto che da sole cambino quello schema.

A nostro avviso, tra le abitudini che fanno crescere di più un lottatore sul piano tattico ce n’è una molto semplice: dopo ogni incontro ci ripensi e metti per iscritto quello che ti ha insegnato. Basta un taccuino degli avversari, su carta o in un’app come OpponentBook, dove ogni lottatore che affronti ha la sua pagina. Dopo l’incontro aggiungi qualche nota alla sua pagina e, prima di affrontarlo di nuovo, la rileggi: a casa la sera prima, quando esce il tabellone, oppure tra un turno e l’altro nella zona di riscaldamento.

Su ogni pagina contano soprattutto tre risposte: quello che ha funzionato, quello che non ha funzionato e il piano per la prossima volta. Il resto, cioè come lotta l’avversario, serve a capire quelle risposte anche fra qualche mese.

Nella lotta, poi, ritrovare un avversario già affrontato è frequente: al torneo successivo della tua categoria di peso, ai regionali e poi ai campionati italiani, oppure in palestra, se è un compagno di società con cui lotti ogni settimana. Le sezioni che seguono raccolgono i nostri suggerimenti su cosa osservare in un avversario e su come annotarlo.

Le tre risposte che contano di più

Chiudi ogni incontro con tre risposte scritte: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato e cosa farai la prossima volta. È il nostro consiglio principale. Per noi queste risposte vengono prima di qualsiasi altra annotazione, sul tappeto come in ogni disciplina di combattimento o di racchetta. Sono anche le domande che OpponentBook ti pone per ogni incontro registrato: «Cosa ha funzionato», «Cosa non ha funzionato», «La prossima volta».

  • Cosa ha funzionato. Ogni azione con cui hai fatto punto o sei uscito dai guai, anche se è successa una volta sola. Esempio: «Dalla presa sotto il suo braccio destro sono passato dietro due volte.»
  • Cosa non ha funzionato. Soprattutto come ha fatto punti contro di te: dove e come ti ha portato a terra, ribaltato o spinto fuori. Esempio: «Sul bordo ho spinto senza attaccare e lui, girandosi, mi ha fatto uscire.»
  • La prossima volta. Una o due cose da portare nella rivincita: un errore da correggere, oppure un’azione riuscita da rifare. Esempio: «Gomiti bassi quando cerca la cintura. Lascio perdere se riesce comunque a chiuderla.»

Quante cose portarti nella rivincita non lo stabilisce nessuna regola. Di norma però una o due sono abbastanza: con un elenco lungo arrivi all’incontro con un piano ingarbugliato.

Che guardia tiene e che prese cerca per prime?

Parti dalla guardia: frontale o sfalsata, e quale lato tiene avanti. Poi guarda se l’ha cambiata quando attaccava, quando era in vantaggio o verso la fine. Se per il vostro incontro fa differenza, scrivi anche il tuo lato avanzato. Da un incontro solo ricavi una prima indicazione, che le volte successive confermerai o correggerai.

Poi la lotta per le prese. Cosa cercava per primo?

  • i tuoi polsi;
  • la presa al collo;
  • una presa sotto o sopra il tuo braccio (underhook, overhook);
  • due mani su un tuo braccio, oppure uno strappo al braccio;
  • nella greco-romana, anche una presa sotto e una sopra (over-under) o la cintura.

Conta soprattutto cosa faceva dopo. C’è chi usa la presa al collo per tirarti giù la testa e passare al controllo frontale, e chi la tiene mentre prepara l’attacco. Annota anche se si liberava dalle tue prese o te le lasciava tenere.

Due lottatori piegati in avanti, testa contro testa: quello in costume rosso tiene una mano dietro il collo di quello in blu, che gli stringe il polso.
Presa al collo da una parte, mano sul polso dall’altra: scrivi chi ci arriva prima e cosa succede dopo.

Da dove partono i suoi attacchi?

Elenca gli attacchi che ha usato. Nello stile libero di solito sono l’attacco a una gamba, quello a due gambe, l’attacco alla gamba con la testa fuori o la presa alla caviglia. In tutti e due gli stili ci sono lo strappo al braccio e le proiezioni dalle prese al busto e alle braccia; nella greco-romana guarda soprattutto le proiezioni e gli attacchi alla cintura.

Per ogni attacco annota:

  • da cosa nasceva: dopo averti tirato giù la testa, dopo una finta, con un cambio di livello o entrando dritto da lontano;
  • su quale lato: la tua gamba avanti o quella dietro;
  • in che momento: all’inizio, subito dopo la pausa o nell’ultimo minuto.

Poi scrivi quali attacchi hanno portato punti. Chi entra dieci volte e fa punto una volta sola è un problema diverso da chi entra due volte e fa punto tutte e due.

Come si difende dai tuoi attacchi e cosa ne ricava?

Guarda prima come fermava le tue entrate: con lo sprawl, chiudendoti il braccio da sopra, bloccandoti in basso con le mani, con il controllo frontale della testa o semplicemente allontanandosi in cerchio. Poi la parte che serve di più: cosa ha ottenuto dai tuoi attacchi? Un passaggio dietro, un contrattacco con proiezione, un controllo frontale finito in un rotolamento? Scrivi insieme il tuo attacco e la sua risposta.

Anche gli scramble meritano una riga. Chi ne è uscito sopra e cosa faceva lui in quei momenti che tu non facevi?

Cosa succede sul bordo?

Annota in quale parte della materassina si è lottato. Ti spingeva verso il bordo, attaccava proprio quando ci arrivavi o girava per starne lontano? Dopo ogni scambio tornava verso il centro? E quando eri tu a spingerlo verso il bordo, come reagiva?

Nello stile libero e nella greco-romana un’uscita porta punti all’avversario, quindi i punti fatti o lasciati sul bordo vanno scritti come gli altri.

Sopra e sotto: la lotta a terra

Quando era sopra, con cosa ti ribaltava? Un rotolamento con presa alla vita, le tibie incrociate o, nella greco-romana, uno stacco. Annota anche quanto era difficile fermarlo. Quando era sotto, guarda come teneva la posizione e come si rialzava o ne usciva.

Nella greco-romana scrivi anche cosa faceva nel par terre dopo una passività: da sopra, se attaccava subito o aspettava; da sotto, come si difendeva.

Da dove sono arrivati i punti?

Dai al punteggio una riga a parte, per tutti e due: la messa a terra e l’attacco da cui è nata, un’uscita, un ribaltamento, una proiezione, un punto di penalità. Per ogni punto scrivi la tecnica e se è arrivato in piedi o a terra. Sapere come sono arrivati i punti ti dice più dell’impressione di chi sembrava più attivo.

Poi l’andamento dell’incontro:

  • chi ha fatto il primo punto;
  • cosa ha cambiato lui quando è passato in vantaggio o quando era in svantaggio;
  • come ha lottato nell’ultimo minuto;
  • i richiami per passività e gli avvertimenti, quelli presi da lui e quelli che ti ha fatto prendere.

Basta annotare il richiamo, senza ricostruire la procedura. Se ricordi cosa ti ha detto l’allenatore alla pausa, aggiungilo.

Per il risultato tieni quello annunciato: «perso 7–4 ai punti», «perso per schienata nel secondo periodo», «perso ai criteri a punteggio pari». Niente punteggi rimessi insieme a posteriori.

Cosa dicono gli studi sugli incontri d’élite?

Alfonso Gutiérrez-Santiago, dell’Università di Vigo, e colleghi hanno cronometrato le fasi in piedi, a terra e di pausa in 127 incontri di stile libero maschile dei Mondiali 2019, in tre categorie di peso (65, 86 e 125 kg), e hanno riportato i risultati minuto per minuto. Lo studio è stato pubblicato su PLOS ONE nel 2023.

In circa tre incontri su quattro (dal 73,5 all’80,6%, secondo la categoria) la fine è arrivata nell’ultimo minuto, e la maggior parte degli incontri è durata tutti e sei i minuti. Circa tre quarti del tempo di lotta si sono svolti in piedi: il 76%, contro il 24% a terra. Lo studio misura come viene usato il tempo, non chi fa punti o chi vince, e riguarda un solo campionato.

Georgiy Korobeynikov, dell’Università nazionale di educazione fisica e sport dell’Ucraina, a Kiev, e colleghi hanno esaminato tutti i 703 incontri di stile libero dei Mondiali 2023 di Belgrado, 394 maschili e 309 femminili, con i dati della piattaforma di United World Wrestling (Health, Sport, Rehabilitation, 2025).

Per vincitori e sconfitti, uomini e donne, l’azione da punto più frequente era l’attacco alle gambe. Chi vinceva aveva più messe a terra e più ribaltamenti da sopra, con rotolamenti e tibie incrociate. Fra le azioni da punto degli sconfitti, invece, era maggiore la quota di uscite, punti per passività e contrattacchi a terra. In media i vincitori facevano 7–8 punti a incontro, gli sconfitti meno di 2. Il confronto è in parte circolare, perché chi vince è per definizione chi ha fatto più punti, e i dati vengono da un solo torneo.

Mujde Atici, dell’Università Kahramanmaraş Sütçü İmam, con colleghi di altre università turche e dell’Università Dunărea de Jos di Galați, in Romania, ha studiato i 54 incontri per le medaglie degli Europei senior 2024 di Bucarest: 18 di greco-romana, 18 di stile libero maschile e 18 di lotta femminile (Applied Sciences, 2025).

Nella greco-romana le azioni da punto più frequenti erano, in piedi, la cintura e lo strappo al braccio e, a terra, il rotolamento. Nello stile libero maschile l’attacco a una gamba era l’azione da punto più frequente in piedi; a terra contavano il passaggio dietro e le tibie incrociate. Uscite e passività pesavano parecchio: nello stile libero maschile circa un’azione da punto su cinque era un’uscita, e nella greco-romana i punti per passività erano il 27,1%. Sono incontri di un solo campionato, con pochi casi per ogni tecnica e senza test statistici.

Nessuno dei tre studi riguarda la lotta a livello di società o giovanile, nessuno può dire come lotterà il tuo prossimo avversario, e nessuno ha verificato se tenere note aiuti a vincere. La deduzione è nostra: visto che la maggior parte degli incontri arriva in fondo, il secondo periodo e l’ultimo minuto meritano spazio nella pagina. La parte più lunga riguarderà la lotta in piedi, con una riga a sé per la lotta a terra. E per ogni punto conviene scrivere la tecnica, la posizione e, a parte, le uscite e le passività.

Schemi che ritornano: cosa provare in palestra con l’allenatore

Le note servono davvero quando ne ricavi qualcosa da provare in palestra. Ecco quattro situazioni frequenti nella lotta. Di ognuna diciamo da cosa si riconosce, quali idee lavorare con l’allenatore negli esercizi tecnici e negli incontri di allenamento, e quando metterle da parte. Prendile come tentativi, non come ricette sicure.

  • Ti prende al collo e ti tira giù la testa. Cerca subito la presa al collo e da lì ti porta al controllo frontale della testa. Prova a prendergli i polsi prima che arrivi la presa, oppure ad attaccare proprio mentre allunga la mano verso il collo. Lascia perdere se smette di cercare le prese e attacca da lontano, o se ti tira giù la testa lo stesso.
  • Ti attacca le gambe da lontano (stile libero). Resta fuori dalle prese ed entra a una o due gambe appena allunghi le mani o fai un passo verso di lui. Prova ad accorciare la distanza tenendo le mani davanti, senza allungarti, così ha meno spazio per entrare sotto. Lascia perdere se comincia a cercare le prese o se arriva comunque alle tue gambe.
  • Fa punti sul bordo. Ti spinge indietro e fa punto quando arrivi al bordo, o ti porta fuori. Prova a girare verso il centro prima di arrivarci, e ad attaccare tu quando comincia a spingerti. Lascia perdere se i punti cominciano ad arrivare al centro, o se girando ti scopri al suo attacco.
  • Ti ribalta a terra. Da sopra chiude il rotolamento (o, nello stile libero, le tibie incrociate) e ti gira più di una volta. Con l’allenatore lavora per non lasciargli chiudere la presa e per tornare in posizione o in piedi. Lascia perdere se comincia a ribaltarti con un’altra tecnica, o se, per non finire sotto, cominci a concedere punti nella lotta in piedi.

Per la rivincita tienine una o due, e solo fra quelle che trovano riscontro nelle tue note: un incontro solo basta per un sospetto, non per un giudizio definitivo sull’avversario.

Come si compone una pagina

Bastano cinque parti. Le prime due fanno da sfondo, le ultime tre sono le risposte che ti consigliamo.

  1. Contesto. Il torneo e il turno (o l’allenamento in palestra), lo stile, la categoria di peso e il risultato annunciato.
  2. L’avversario. Guardia e lato avanzato; le prese che cercava e cosa ne faceva; i suoi attacchi, da cosa nascevano e quali hanno portato punti; come si difendeva e contrattaccava; gli scramble; il bordo; cosa faceva sopra e sotto; chi ha fatto il primo punto e cosa è cambiato dopo; passività e avvertimenti.
  3. Cosa ha funzionato. Tutto quello che ti ha portato punti o ti ha tenuto fuori dai guai.
  4. Cosa non ha funzionato. Come ha fatto punti contro di te, e cosa stavi facendo un attimo prima.
  5. La prossima volta. Le scelte per la rivincita, una o due, e per ciascuna quando smettere di provarla.

Un dettaglio che non ricordi è meglio lasciarlo fuori che inventarlo. E se hai perso il conto di quante volte ti è entrato alle gambe, scrivi «più volte»: un numero tirato a caso non ti serve. Anche un pin sul disegno della materassina, o un segno sullo schizzo, ti dirà qualcosa solo se accanto ci sono due parole su cosa è successo lì.

Un lottatore in costume blu, con una felpa grigia sulle spalle, seduto su una panca di legno a bordo materassina, scrive a matita su un piccolo taccuino appoggiato al ginocchio.
La sera stessa ricordi ancora da dove sono arrivati i punti, suoi e tuoi.

Compila la pagina il giorno stesso dell’incontro, quando ricostruire gli scambi costa ancora poca fatica. Lo suggeriamo noi, non gli studi: come spiega l’articolo su memoria e gare, nessuna ricerca sa dire con precisione quando i dettagli di un incontro cominciano a sfumare.

Una pagina d’esempio: quarti di finale, 7–4 per lui

Dario e questo incontro non esistono: sono inventati per l’esempio.

Contesto. «Quarti di finale del campionato regionale, stile libero, nella mia categoria. Avversario: Dario. Perso 7–4 ai punti.»

L’avversario. «Guardia sfalsata, destro avanti. Cercava subito la presa al collo. Nel primo periodo mi ha tirato giù la testa dalla presa, mi ha bloccato in controllo frontale ed è passato dietro: messa a terra per lui. Poi, da sopra, mi ha ribaltato una volta con un rotolamento. Quando allungavo le mani da troppo lontano per cercare la presa, mi entrava a una gamba, su quella avanti. Passato in vantaggio, invece di cercare le prese si spostava in cerchio verso il bordo; nel secondo periodo è stato richiamato per passività.»

Cosa ha funzionato. «Quando arrivavo prima io ai polsi e gli tenevo le mani occupate, la presa al collo non la trovava. Nel secondo periodo, partendo dai polsi, sono entrato a una gamba e l’ho portato a terra io: anche contro di lui si può fare punto.»

Cosa non ha funzionato. «Allungare le mani verso il collo da troppo lontano: attacco a una gamba. Restare troppo dritto nella presa: testa giù e controllo frontale. Da sotto, a terra, gli ho lasciato chiudere il rotolamento.»

La prossima volta. «1) Mani sui polsi prima che arrivi alla presa al collo, poi attacco a una gamba come nel secondo periodo. Lascio perdere se smette di cercare le prese e attacca subito alle gambe. 2) Da sotto, gomiti stretti ai fianchi: non lasciargli chiudere le mani attorno alla vita, come provato con l’allenatore.»

Nella pagina si leggono tre sequenze precise: le mani allungate da lontano e poi l’attacco a una gamba, il busto troppo dritto nella presa e poi la testa tirata giù, la presa alla vita lasciata chiudere e poi il ribaltamento. Vengono da pochi scambi ricordati di un solo incontro, quindi nella rivincita vanno messe alla prova: dicono dove guardare, non come andrà.

Rileggere prima, aggiornare dopo

Appena sai che lo incontrerai di nuovo, magari quando esce il tabellone, riprendi in mano la sua pagina e rileggi la parte sull’avversario e le tre risposte. Da lì scegli una o due cose su cui puntare. Se mancano ancora alcuni giorni, provale in palestra con l’allenatore e un compagno di allenamento.

Nei primi scambi guarda se l’avversario lotta ancora come l’hai descritto: cerca ancora subito la presa al collo? Dall’ultima volta può aver cambiato il suo modo di lottare, e lo stesso vale per te.

Dopo la rivincita aggiungi alla pagina com’è andata con il piano e cosa non ti aspettavi. Se ha cambiato modo di lottare, riscrivi la parte che lo descrive.

Lo stesso errore con avversari diversi

Con il tempo le pagine diventano parecchie, e vale la pena metterle a confronto, a partire dalle risposte a «Cosa non ha funzionato». Se contro lottatori diversi perdi punti sempre nello stesso modo, per esempio con la testa tirata giù dalla presa al collo, parlane con l’allenatore partendo da quegli episodi precisi. È materiale per l’allenamento, non un difetto con cui devi convivere.

Cosa può fare la riflessione sulle proprie gare, e cosa no, lo racconta l’articolo su riflessione e risultati sportivi; nessuno degli studi citati lì dimostra che sia lo scrivere in sé a far migliorare. Se pratichi anche il judo, puoi usare lo stesso taccuino per le prese del kumi-kata.

Lotta in OpponentBook: profilo, pin e posizioni

In OpponentBook il profilo di un avversario di lotta ha campi per lo stile (stile libero, greco-romana o folkstyle, anche più di uno), la categoria di peso, la guardia («Frontale» o «Sfalsata») e il lato avanzato, più tag di stile come «Attaccante di gambe», «Intenso lavoro di mani», «Tira verso il basso e attacca (snap-and-go)» o «Specialista dello scramble». Per ogni incontro puoi mettere pin sul disegno della materassina. Ciascun pin lo marchi come «Ha funzionato», «Non ha funzionato», «Pericoloso» o «Tendenza», e ci scrivi una nota.

In alternativa scrivi la nota su una posizione, come «Corpo a corpo (tie-up)», «Controllo frontale della testa (front headlock)», «Attacco a una gamba (single leg)» o «Sotto / par terre»; pin e note sulle posizioni restano separati. Ogni incontro ha poi le tre domande. Profilo, pin, note e domande fanno tutti parte del taccuino gratuito.

Quando sincronizzi, le note vengono salvate nello spazio cloud che hai collegato tu, e nel database degli account di OpponentBook non ne viene conservata una copia. Per ogni richiesta all’IA, i contenuti necessari passano da un server di OpponentBook e da lì arrivano al fornitore IA. Se attivi la crittografia end-to-end (E2EE), il fornitore cloud non può leggere le voci cifrate; foto, video e metadati dei file visibili al fornitore restano fuori da questa protezione. Come funziona ciascun passaggio lo spiega l’articolo su note tattiche e privacy.

Se preferisci l’app alla carta, apri il tuo taccuino gratuito.

Questa sera apri una pagina per l’ultimo lottatore che ti ha battuto: rispondi alle tre domande, poi aggiungi da dove sono arrivati i suoi punti.

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