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Cosa scrivere dopo un assalto di scherma

7 min di lettura
Cosa scrivere dopo un assalto di scherma
In questo articolo

Molti schermidori ripetono per anni gli stessi errori: subiscono il solito contrattacco, si fanno cogliere fermi a fondo pedana, perdono puntualmente contro un certo tipo di avversario. E non sempre basta allenarsi di più per uscirne.

Secondo noi, per migliorare la tua tattica e in generale la tua scherma, il modo più efficace è ripensare a ogni assalto e scrivere quello che hai imparato. Per farlo ti serve un taccuino degli avversari, di carta o in un’app come OpponentBook, con una pagina per ogni avversario che incontri. Dopo l’assalto aggiungi qualche nota alla pagina di chi avevi di fronte; quando il suo nome ricompare nel girone o nel tabellone, la rileggi.

Prima di tutto, le note dicono che cosa ha funzionato, che cosa no e che cosa farai la prossima volta. Sull’incontro e sull’avversario scrivi quel tanto che serve perché fra qualche mese queste tre risposte si capiscano ancora.

Capita spesso di affrontare lo stesso avversario più di una volta: nel girone e di nuovo in eliminazione diretta, oppure alla gara successiva. Di un assalto perso, poche settimane dopo, resta di solito un’impressione vaga («era più veloce di me»), e con un’impressione non si prepara niente. Poche note chiare valgono di più.

Tre domande, sempre le stesse

Ti consigliamo di rispondere a queste tre domande dopo ogni assalto, anche quando vinci. Nella scherma, come negli sport da combattimento e in quelli di racchetta, sono a nostro parere le annotazioni che contano di più. Non a caso, quando registri un incontro in OpponentBook, le domande sono proprio queste: «Cosa ha funzionato», «Cosa non ha funzionato», «La prossima volta».

Cosa ha funzionato. Le azioni che sono andate a segno, fosse pure una volta, e quelle che hanno messo in difficoltà l’avversario. Esempio: «Con le preparazioni corte provocavo presto il suo contrattacco, e riuscivo a prenderle il ferro e attaccare.»

Cosa non ha funzionato. Come ti ha toccato l’avversario: una domanda che riguarda la tua scherma quanto la sua. Esempio: «Mi ha toccato due volte vicino alla mia linea di avvertimento: appena mi fermavo, partiva con una botta dritta.»

La prossima volta. Una o due cose da tenere a mente: qualcosa da cambiare, oppure qualcosa che ha funzionato e che vuoi ripetere. Esempio: «Accorciare la misura prima di attaccare. Lascio perdere se comincia ad attaccarmi sul passo avanti.»

Non c’è un numero massimo, ma di solito una o due cose bastano. Se sono troppe, prima di un assalto il piano si complica.

Come tira l’avversario

Sull’avversario annota quello che gli hai visto fare, e tieni i dati fissi separati dalle abitudini, che possono cambiare. Le voci utili sono queste:

  • mano e impugnatura: destro o mancino, impugnatura francese o a pistola;
  • la misura: quale misura preferisce l’avversario e quale preferisci tu;
  • chi aveva in mano l’assalto: lui, mentre tu aspettavi un suo errore o cercavi un’occasione nelle sue preparazioni, oppure tu, mentre era lui ad aspettare un tuo errore;
  • il ferro: se cercava il tuo con battute, pressioni o prese di ferro, oppure teneva il suo lontano; quali parate preferiva e con quali risposte;
  • punteggio e tempo: cosa cambiava quando era in vantaggio o in svantaggio, verso la fine di un periodo, nell’ultimo minuto di un assalto punto a punto.

Le stoccate sullo schema della pedana

Sullo schema della pedana si vede se le stoccate si addensano in una zona: vicino alla tua linea di avvertimento, a centro pedana, oppure verso il fondo pedana dell’avversario, quando arretrava. Per ogni stoccata che riporti scrivi di chi è, con quale azione è arrivata e più o meno quando («mia, parata e risposta, inizio del secondo periodo»).

Un gruppo di stoccate vicine, però, non spiega perché sono arrivate lì: può dipendere dalla misura, dalla stanchezza, da una scelta tattica o da altro ancora. Annota anche come reagiva quando lo costringevi ad arretrare fino alla sua linea di avvertimento, e cosa faceva quando era lui a farti arretrare fino alla tua linea di avvertimento.

Scrivi finché il ricordo è fresco

Rispondi alle tre domande il giorno stesso, quando ricordi ancora come sono nate le stoccate. Se non sai più quante volte è successa una cosa, scrivi per esempio «più volte» invece di azzardare un numero. La ricerca sulla memoria, di cui parla l’articolo su quanto resta di un incontro nella memoria, è un buon motivo per non aspettare troppo, ma non permette di stabilire con precisione dopo quanto tempo i dettagli di un assalto si perdano.

Ecco come potrebbe essere una pagina

L’avversaria e l’assalto sono inventati.

Nome. «Giulia»

Contesto. «Gara regionale di spada, eliminazione diretta, assalto a 15 stoccate. Perso 11–15.»

L’avversaria. «Mancina, impugnatura francese. Nel primo periodo paziente: piccoli passi, misura lunga, aspettava che attaccassi io. Ogni volta che le mie preparazioni erano troppo ampie o i miei passi troppo lunghi, mi arrivava un arresto al braccio. Quando mi fermavo vicino alla mia linea di avvertimento, partiva con una botta dritta. Nel terzo periodo, in vantaggio, arretrava e mi lasciava venire avanti.»

Cosa ha funzionato. «Con le preparazioni corte provocavo presto il suo arresto, e lì riuscivo a prenderle il ferro e attaccare. La maggior parte delle mie stoccate del secondo periodo è arrivata così.»

Cosa non ha funzionato. «Le preparazioni ampie e i passi lunghi: arresto al braccio prima che arrivassi in misura. E fermarmi vicino alla linea di avvertimento: lì ho preso due stoccate.»

La prossima volta. «1) Niente preparazioni ampie né passi lunghi, e accorciare la misura prima di attaccare. Lascio perdere se comincia ad attaccarmi sul passo avanti. 2) Quando mi fa arretrare, non fermarmi: sulla linea di avvertimento posso ancora arretrare, e devo farlo alla misura giusta; vicino alla linea di fondo pedana, attaccare prima di lei.»

Quello che conta è cosa provocava cosa: le preparazioni troppo ampie e i passi troppo lunghi le davano il tempo per l’arresto al braccio, e restare immobile vicino alla linea di avvertimento le apriva la strada alla botta dritta. Per questo il piano comincia dalle preparazioni e dalla misura.

Quando ritrovi il nome nel girone

Prima della rivincita rileggi la parte sull’avversario e quello che hai risposto alle tre domande, poi scegli una o due cose su cui concentrarti nelle prime stoccate. Se c’è tempo, lavoraci con il maestro: in lezione, oppure in qualche assalto con un compagno di sala. In pedana, le prime stoccate servono a controllare se quello che hai scritto vale ancora, perché da allora può essere cambiato qualcosa, nella scherma dell’avversario come nella tua.

Finito l’assalto, completa la pagina. Com’è andato il piano? Cosa ti ha sorpreso? E se l’avversario non tira più in quel modo, aggiorna il profilo.

Quello che si ripete da una pagina all’altra

Quando hai già qualche pagina, rileggi una dopo l’altra le risposte a «Cosa non ha funzionato». Se un problema torna con avversari diversi, per esempio fermarti vicino alla linea di avvertimento, sottoponilo al maestro con gli esempi veri sotto mano: è qualcosa su cui lavorare in sala, non un difetto che ti porterai dietro per sempre.

La stessa pagina in OpponentBook

In OpponentBook il profilo di un avversario di scherma ha campi per la mano, l’impugnatura (francese o a pistola), la misura preferita (corta, media, lunga) e il gioco di gambe, più tag di stile come «Attacca sulla preparazione», «Seconda intenzione», «Cerca il ferro (battute e prese)», «Gioco di misura» e «Specialista della frecciata». Ogni incontro ha lo schema della pedana, con linea mediana, linee di messa in guardia e linee di avvertimento: ci metti pin di quattro tipi («Ha funzionato», «Non ha funzionato», «Pericoloso», «Tendenza»), ciascuno con la sua nota; il disegno a mano libera non è previsto. Sotto lo schema ci sono le tre domande. Gli incontri e l’export in PDF o Word fanno parte del taccuino, che è gratis. Le mappe di calore dei pin si sbloccano con Premium, i brief IA pre-gara con Pro e Max.

Quando sincronizzi, le note vengono salvate nello spazio cloud che hai collegato tu, e nel database degli account di OpponentBook non ne viene conservata una copia. Per ogni richiesta all’IA, i contenuti necessari passano da un server di OpponentBook e da lì arrivano al fornitore IA. Se attivi la crittografia end-to-end (E2EE), il fornitore cloud non può leggere le voci cifrate; foto, video e metadati dei file visibili al fornitore restano fuori da questa protezione. Come funziona ciascun passaggio lo spiega l’articolo su note tattiche e privacy.

Se vuoi tenere queste pagine nell’app, crea il tuo taccuino gratuito.

Stasera pensa all’ultima persona che ti ha sconfitto in pedana. Scrivi cosa ha funzionato, cosa no e cosa farai la prossima volta; poi aggiungi come cominciavano le sue azioni.

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